giu 18, 2009 0
Franceschini venga a Chianciano
• da Europa
di Francesco Pullia
Parteciperà Dario Franceschini all’assise convocata dai radicali a Chianciano dal 26 al 28 giugno? Chi scrive ritiene che il segretario del Pd non possa ignorare un’occasione importante per decidere l’attuazione del passaggio da una fase antagonistica ad una, invece, protagonista di alternativa al e di governo. Franceschini dovrà venire e parlare con schiettezza sui rapporti con i radicali, a nostro avviso tutt’altro che chiusi e anzi, proprio alla luce degli esiti elettorali, quanto mai aperti, problematicamente in discussione. C’è bisogno di un partito che non nasca da una generica e superficiale sommatoria di forze eterogenee, come teorizzato da qualcuno in questi giorni, ma che tesaurizzi la diversità, trovando nella molteplicità e nelle differenziazioni la forza, l’intelligenza, la capacità di giungere in tempi brevi alla definizione di un programma che, ben oltre la contingenza, disegni, a partire dall’immediato, la strada per condurre il paese fuori dal baratro antidemocratico e incostituzionale in cui versa. I temi su cui confrontarsi non mancano. Senza alcuna presunzione, al contrario, con l’umiltà e la fermezza che da sempre caratterizzano le nostra scelte gandhiane, nonviolente, pensiamo che il Pd non possa permettersi il lusso (ma forse sarebbe meglio dire “la debolezza”) di privarsi dell’apporto radicale, a meno che abbia già deciso di accettare supinamente il gioco di rimessa imposto dall’attuale maggioranza e (in)seguire e perseguire prassi politiche suicidali. È vero, ce ne rendiamo conto, non è facile. Tuttavia è doveroso tentare di rendere fecondo un dialogo che, nonostante abbia avuto e abbia accenti parossistici, non può essere pregiudizialmente reciso. Con o senza i radicali, il Pd sarà, infatti, chiamato a riflettere innanzitutto sul proprio statuto, se vorrà continuare ad essere un partito di apparati oppure abbracciare davvero la via di un rinnovamento sostanziale e non di mera facciata, se vorrà limitarsi a cavalcare (inutili e controproducenti) ondate emotive, magari dettate da gossip giornalistici, oppure optare per una consapevole, motivata, matura, resistenza che sia preludio di liberazione e, quindi, di assunzione di responsabilità governativa. È innegabile che il Pd sia di fronte a un guado. Deve, cioè, pronunciarsi, decidere se intende proseguire a cavalcare l’effimero e lasciarsi, quindi, trascinare e pesantemente condizionare da un lato da pericolosissime derive populiste e dall altro da venefici rigurgiti passatisti, conservatori oppure se incamminarsi verso la creazione di una società aperta, nel solco tracciato da europeisti come Altiero Spinelli e da portatori di visioni e speranze innovative come Aldo Capitivi e Danilo Dolci. – Con o senza i radicali, il Pd dovrà dire a se stesso e al paese se continuare a praticare o no il cerchiobottismo sui diritti civili, sull’immigrazione, sulla questione energetica, sull’adeguamento dello statuto dei lavoratori e del trattamento pensionistico alle mutate condizioni e alla diversa composizione anagrafica del paese, su modelli e comportamenti di vita ecocompatibili, sui cambiamenti geopolitici che si stanno vèrificando con vertiginosa, impressionante, accelerazione. Con o senza i radicali, certo. Franceschini, ci mancherebbe pure, è libero di fare le valutazioni che riterrà più opportune ma rifletta un attimo, non sprechi istintivamente, per tatticismo o mera irragionevole idiosincrasia nei confronti del nostro modo di concepire la politica, dì esserci, la possibilità che offriamo a lui e a chiunque si senta coinvolto nell’elaborazione di un progetto riformatore. Venga a Chianciano e si apra senza preconcetti, senza remore, senza infingimenti. Noi lo aspettiamo per lavorare insieme.














Commenti